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Italianità: un tratto del nostro carattere?

Esco dalla proiezione del film "Ma che Storia", opera di Gianfranco Pannone in concorso nella sezione Controcampo della 67° Mostra del Cinema di Venezia e mi domando “esiste l'italianità e come può essere definita?”.

Il film, realizzato nell'ambito dei festeggiamenti dei 150 anni dell'unità d'Italia, racconta l'unità del Paese dagli anni Dieci agli anni Ottanta e il suo risultato politico e sociale. Su uno sfondo di materiali filmografici, musicali e fotografici, tratti da un vastissimo archivio di repertorio, il regista incolla parole di scrittori e poeti delle più differenti estrazioni politico-culturali, operazione che permette di cogliere come il paese resti nel tempo "incapace di mettersi in discussione", ma sempre pronto a discutere e polemizzare. A emergere è un quadro di contraddizioni insanabili: le eterne divisioni tra nord e sud, i caratteri peculiari delle culture locali, come se la celebrata unità nazionale fosse ancora oggi tutt'altro che completata, almeno sotto l'aspetto di una cultura nazionale fortemente riconoscibile. Il sentire comune nazionalistico è fluttuante e contraddittorio, e quando è presente è fatto di retorica più che di sostanza.

Insomma bene si spendono le parole di Prezzolini “L’italiano sarà un prodotto dell’Italia, mentre l’Italia doveva essere un prodotto degli italiani”.

Quindi una madre patria che sembra essere stata capace di svolgere più una funzione materna adottiva e supportiva che non generativa. Questo mi porta a pensare che l'italianità, se esiste, allora potrebbe proprio esprimere questa mancanza, cioè l'impossibilità ad acquisire una propria unità nazionale lì dove non ci si è sentiti generati da questa. Di conseguenza una nazione bloccata in aspetti infantili non a caso di diffidenza, egoismo e furbizia, come se mancasse quella fiducia di base che aiuta un bambino a distanziarsi dalla propria madre in modo sicuro e, grazie alla quale, saprà poi orientarsi verso ciò che lo circonda in modo rispettoso, orgoglioso e curioso.

Se analizziamo la “sindrome del mammismo” ad esempio, considerata tra le componenti caratteriali negative della nostra italianità, la docente Silvana Petrarca ci chiarisce approfonditamente questi aspetti. Nel testo da lei scritto “Italianità: la costruzione del carattere nazionale” (Laterza, 2010) l'autrice individua il mammismo come una conseguenza storico-sociale ereditata dal sistema patriarcale, che poi successivamente, grazie al linguaggio cinematografico e a quello mediatico, ha potuto diffondersi e strutturarsi come tratto caratteriale del nostro paese. L'Italia quindi è impossibilitata a superare l'Edipo? E' una nazione ferma, bloccata nell'impasse, ancora alla ricerca della propria individuazione per proseguire la propria crescita? Massimo Gramellini sostiene che un Paese non farà mai i conti col suo passato fino a quando continuerà a oscillare fra il revisionismo e la retorica: quindi sarebbe necessario per il nostro paese intanto iniziare un trattamento analitico....bene questo può servirci a capire da dove partire, e intanto mi sovviene un'altra domanda: ma esistono la francesità, l'inglesità, la danesità...?

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