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COVID-19: ripartiamo vaccinando la mente

La malattia è "il lato notturno della vita” scrive Susan Sontag, scrittrice e filosofa statunitense.

In questo momento di emergenza non possiamo non ricordare che la pandemia sta generando stress ed effetti psicologici e sociali sull'intera popolazione, come mostrano i primi studi scientifici condotti in Cina da Wang e collaboratori (Huaibei Normal University, 2020). 

 

Lo scadere del lockdown delle ultime ore ha segnato in Italia la conclusione di due mesi molto difficili, in cui siamo tutti stati sottratti alla realtà, divenuta sconosciuta e persino ostile. L'emergenza sopraggiunta con il diffondersi del Covid 19 ha sconvolto la nostra quotidianità, imponendoci stati d'animo d'incertezza e paura e messo a dura prova in noi resistenza e difese psichiche.

Quella routine che in tempi di normalità ci offre un senso di sicurezza e di continuità, è stata cancellata in un arco di tempo brevissimo, per fronteggiare un nemico invisibile, che andava trasformando la nostra normalità in straordinarietà

Abbiamo vissuto una crisi esistenziale e una buona dose di paura ci ha permesso di fronteggiarla, senza esserne sopraffatti. Siamo stati esposti ad uno shock ed abbiamo dovuto fermarci. 

Quando lo scorrere della vita si blocca, l'uomo reagisce facendo rumore, perché da sempre siamo convinti che la negatività vada scacciata facendole sentire che noi siamo presenti con la nostra forza e creatività. Si tratta di riti collettivi inconsci.

 

L'essere umano non ne è consapevole, ma la Psiche sì e così la Natura ci aiuta a prendere coscienza del dove stavamo andando, e siamo stati chiamati a confrontarci.

Momenti di crisi come questi, non ancora superati, evidenziano con forza come negli esseri umani giochino un ruolo fondamentale le emozioni. Solitamente le nostre decisioni e i comportamenti seguono la logica, ma in situazioni come questa, la mente in alcuni momenti può sfuggire all'autocontrollo. Ci siamo spaventati, e la parte irrazionale e più incomprensibile della psiche con le sue forti emozioni implicate è emersa. La paura ha mostrato la sua funzione, quella di prepararci a reagire efficacemente a una minaccia realistica: è una misura auto protettiva.

Ad esempio, le migliaia di persone che subito dopo l'annuncio del lockdown, hanno affollato le stazioni nella corsa ai treni, con comportamenti che mettevano a rischio la collettività tutta pur di tornare dai propri cari. O l'accaparramento di provviste alimentari delle prime ore nei supermercati, contravvenendo alle indicazioni sanitarie per il contenimento del contagio. 

La capacità di tenuta dell'individuo, ovvero il saper "reggere la situazione" nei momenti complicati, di cui parla lo psicoanalista Winnicott, si acquisisce con il tempo, grazie all'introiezione del sommarsi delle esperienze positive nel periodo infantile. Agire, passando all'azione in quei momenti, può essere letto come il tentativo di mostrare una capacità di tenuta della psiche, la capacità di far fronte ad un evento che non rientrava in nessuno degli schemi mentali già in nostro possesso.

 

Un altro aspetto che emerge da questa faticosa esperienza è l'accentuarsi dei pensieri negativi dovuto all'isolamento, che ci fa sentire minacciati nella nostra identità individuale. Costretti a restare isolati, scopriamo la dolorosa assenza del riconoscimento che solo la relazione con l'altro ci può dare, e veniamo rimbalzati in un vuoto che ci impedisce di alimentare il nostro sé, abitualmente intessuto di quelle relazioni, che costituiscono la materia prima di ciascuno di noi. La misura  dell'isolamento ha richiesto a noi tutti un accomodamento delle strutture psichiche per consentirne l'integrazione con il nostro mondo interno, e mantenere un sé coeso.

Si tratta di condizione condivisa con l'intera collettività, messa a dura prova dalle implacabili conseguenze a livello sociale, lavorativo ed economico del virus. L'essere parte di un gruppo ci permette di nutrire il pensiero, i nostri affetti, di acquisire nuove competenze, di arricchire la nostra individualità. L'essere chiamati al rispetto delle misure precauzionali, come opportunità di tutela nei confronti della propria e altrui salute, ci porta a riflettere sull'altro, a proteggere la collettività a cui apparteniamo, a comprendere che siamo uniti, "ogni persona mi ri-guarda intimamente". 

Questo ci porta alla consapevolezza che la capacità di avere cura richiede oramai un approccio olistico, uno sguardo cioè alla complessità dell'individuo, quindi alla sua singolarità, alle sue relazioni e all'ecosistema in cui si trova immerso. La sanità pubblica dovrebbe sempre più acquisire questa visione e cogliere cioè la dimensione eco psico-fisica della vita.

Dopo questo tempo sospeso, ora possiamo riavvicinarci gradualmente alla realtà; scopriamo che la natura non si è fermata, è anzi giunta una nuova stagione. La primavera è arrivata, comunque, con i suoi profumi e colori: chissà che non sia profetico di un nuovo inizio, di una rinascita. 

Dopo questo tempo sospeso, ora possiamo riavvicinarci gradualmente alla realtà; scopriamo che la natura non si è fermata, è anzi giunta una nuova stagione. La primavera è arrivata, comunque, con i suoi profumi e colori: chissà che non sia profetico di un nuovo inizio, di una rinascita. 

(Foto: cena Notturna di Rubens) 

 

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