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Femminicidio: parlarne è cultura e la cultura è potere

Cari lettori de Il Ponte,

il mese scorso dopo una piacevole conversazione con il direttore della rivista, i nostri discorsi “tra donne” si sono conclusi con l'idea di argomentare di femminicidio nella mia rubrica di questo numero di dicembre. Un tema di ampia discussione e di cui giornalmente purtroppo la cronaca trova riscontro.

È da poco passato il 25 novembre, data che, con la risoluzione numero 54/134 del 17 dicembre 1999, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha designato  come Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne  invitando i governi, le organizzazioni internazionali e le ONG a organizzare attività volte a sensibilizzare l'opinione pubblica in quel giorno, affinché i diritti delle donne siano rispettati.

Questa data riporta alla memoria ogni anno l'assassinio brutale delle Sorelle Mirabal, ma più di tutto, ci ricorda i miliardi di donne che, ovunque nel mondo, hanno sofferto il loro stesso genere di situazione impegnandosi nella lotta per i propri diritti.
Attualmente le donne di tutto il mondo proseguono la loro lotta per la libertà del loro paese, la libertà del loro corpo, delle loro idee e per un mondo nuovo; le nostre lotte si confrontano direttamente contro il sistema capitalista e patriarcale, che esclude ed elimina le donne dalla società e dalla sfera decisionale.

La violenza contro lo donne prende diverse forme, dall'esclusione sociale alla violenza fisica. Nel mondo, secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, il 35% di loro ha subìto violenza sessuale dal partner o da un’altra persona,.

In Repubblica Dominicana si stima che il 24,8% delle donne che vivono in zone urbane e il 21,9% delle donne che vivono in zone rurali hanno subito violenze fisiche in un periodo della loro vita. I casi di violenza a Puerto Rico interessano il 60%delle donne. In Brasile negli ultimo decenni più di 91.932 donne sono state assassinate; in Guatemala 377 donne sono state assassinate solamente nel 2012. In Salvador 207 donne sono state assassinate  tra gennaio e maggio 2012. Circa l'80% di questi reati avviene nella sfera familiare ed ovunque, a livello planetario, la crisi economica e sociale ricade direttamente sulle donne. I sondaggi dell’Agenzia Europea per i Diritti Fondamentali confermano: una donna europea su tre dichiara di essere stata vittima di violenza dopo i 15 anni d’età.

Nel libro “Giù le mani dalle donne”, uscito a novembre, la penalista Alessia Sorgato riporta dei numeri che sono da bollettino di guerra: in Europa 62 milioni di donne hanno subito violenze fisiche e/o sessuali e il 67% di vittime di abusi in famiglia non lo hanno denunciato. Da sempre impegnata coraggiosamente a fianco delle vittime nella lotta alle violenze di genere, l'autrice, partendo da storie vere raccolte negli anni, affronta il drammatico tema in tutte le sue molteplici declinazioni: dalla violazione degli obblighi famigliari ai reati su internet, dallo stalking ai maltrattamenti, dalla prostituzione minorile alla violenza sessuale e così fino all’uxoricidio, tracciando i profili degli offender, ma delineando anche quelli delle vittime.

Spesso infatti l'aspetto della violenza umana si innesca come dinamica relazionale da ambo le parti. Per millenni la cultura ha definito qualità profonde dell'animo femminile il perdonare, capire, giustificare, portando a male interpretare  quando e perché la violenza si manifesta. Cercarne le ragioni, o una possibile spiegazione. NO! La violenza non è mai da comprendere, o giustificare; è sempre sbagliata, punto e basta.

Un'interessante campagna di sensibilizzazione sulla violenza domestica è stata creata dall'organizzazione serba B92, che ha proposto 365 fotografie per mostrare il crescendo della violenza stessa. Il progetto si chiama “Una foto al giorno nel peggior anno della mia vita” e mostra all'inizio il volto di una giovane, bella ragazza sorridente,Poi, con il passare dei giorni accade qualcosa, e lo notiamo dai  cambiamenti del suo volto: il sorriso scompare, sostituito da tagli e lividi che diventano sempre più visibili. L’ultimo scatto presenta il viso coperto di croste e il suo occhio gonfio al punto tale che può a malapena a vedere. Nel cartello che ha in mano è scritta una frase angosciante: “Ti prego, aiutami. Non so se riuscirò ad arrivare a domani”.

Se da un lato la sensibilizzazione e l'informazione creano un continuo dibattito culturale sulla violenza, dall'altro anche la rete con i suoi nuovi mezzi diventa un prezioso alleato.

L'associazione Telefono Donna ad esempio ha presentato il manuale antistalking, con relativa app per cellulare: l'obiettivo è fornire gli strumenti per "comprendere gli atti persecutori, che le donne faticano ad individuare". Il piccolo vademecum, tradotto in cinque lingue tra cui l'arabo, è stato ideato dopo le numerose richieste d'aiuto ricevute dall'associazione: in quattro anni, quasi 700 donne, prevalentemente tra i 26 ed i 45 anni, hanno denunciato di essere vittime di stalking, atto molto spesso perpetrato dall'ex marito o compagno.

E, forse, è stato proprio grazie a questa continua divulgazione tra l'opinione pubblica, che si è potuti arrivare a una importante vittoria da quest'anno, con la nuova legge internazionale contro ogni forma di violenza sulle donne. Da quando l'11 maggio del 2011 era stata presentata la “Convenzione di Istanbul “del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza domestica nei confronti delle donne, primo strumento internazionale giuridicamente vincolante per la creazione di un quadro normativo di tutela contro ogni forma di violenza nei confronti delle donne, i Paesi membri avevano già dimostrato il riconoscimento di una serie di diritti a tutela delle donne. Ma la Convenzione avrebbe potuto entrare in vigore dopo la ratifica dello strumento in almeno 10 paesi membri del Consiglio d'Europa, e oggi finalmente possiamo dichiarare raggiunto questo importante obiettivo.

Dal 1 agosto 2014 la Convenzione è applicabile in tutti i Paesi del Consiglio d'Europa, grazie all'impegno dei 12 governi degli Stati membri che, a seguito della Turchia l'hanno ratificata (Albania, Portogallo, Montenegro, Italia, Bosnia-Erzegovina, Austria, Serbia, Andorra, Danimarca, Francia, Spagna e Svezia) , e a cui si sono appena aggiunti Malta e Monaco.

La struttura dello strumento è basato sulle “quattro P”: Prevenzione, Protezione e sostegno delle vittime, Perseguimento dei colpevoli e Politiche integrate e si propone di prevenire la violenza, di favorire la protezione delle vittime ed impedire l’impunità dei colpevoli. La Convenzione obbliga inoltre suoi firmatari oltre alla protezione delle vittime, alla creazione di politiche integrate e globali sull’educazione, la formazione professionale e l’inserimento lavorativo e stabilisce obblighi in relazione alla raccolta dei dati e la ricerca di sostegno in materia di discriminazione contro le donne, in modo da avere dei quadri aggiornati per un intervento più efficace in materia di servizi da offrire per il recupero e la protezione delle vittime e dei loro figli, spesso testimoni delle violenze.

L’auspicio è che la Convenzione di Istanbul venga al più presto firmata, ratificata e applicata dal maggior numero di Paesi, in vista di un futuro in cui magari non ci sia più bisogno di un quadro normativo a <protezione del genere femminile>.

 

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LA BASSA AUTOSTIMA DELLE DONNE ITALIANE

September 26, 2019

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